Buona Pasqua

Ecco gli auguri che arrivano dal Responsabile Regionale e dall’AE Regionale attraverso una riflessione del Cardinale Gianfranco Ravasi.

 

SIATE PRONTI A RISPONDERE

C’è, una possibilità di testimonianza ed è quella che deve spingere i nostri passi verso coloro che sono soli e abbandonati. Neanche il giorno di Pasqua il loro telefono squillerà. Rimarranno là nel loro appartamento – come scriveva un nostro poeta, Giorgio Caproni – davanti a una parete: soli, con le loro ragioni e i loro torti, a parlare ai morti, perché nessun vivo si ricorda e pensa più a loro. Il cristiano dovrebbe scovare nei giorni pasquali, all’interno del suo quartiere o del suo condominio una persona (anziana, malata, straniera) per la quale la “risurrezione” può riprodursi e attuarsi attraverso il suo gesto d’affetto, una parola di vicinanza, un ascolto partecipe. 

E, infine c’è tutto quel grande “cortile” che spesso – come accadeva nel tempio di Gerusalemme – si allarga proprio davanti alle nostre chiese, nelle piazze “laiche”: penso, ad esempio, a piazza Duomo a Milano, ove si accalcherà una folla che non si azzarderà certo a superare i portali dell’edificio sacro per gettare uno sguardo su quel Cristo crocifisso, sulle grandi immagini della sua storia umana e divina, a sostare in silenzio almeno con la propria coscienza. Ebbene, chi è nel tempio e ora canta e prega, dev’essere capace – una volta uscito in quel “cortile” che è poi la vita quotidiana, che è il lavoro, la scuola, la società – di mettere in pratica quello che già secoli fa suggeriva ai cristiani l’apostolo Pietro: «Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. E questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza» (1Pietro 3,15-16). Parola e vita da portare in quel “cortile”, senza vergogna e senza asprezza, non nascondendo sotto il moggio la propria luce, ma neanche volendo scagliarla contro gli altri. 

Lasciarla risplendere «davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone»: alla fine, forse, anche loro saranno pronti lungo vie inattese «a rendere gloria al Padre che è nei cieli» (Matteo 5,16). 

Gianfranco Ravasi